AperiKenda: a Bari arriva il cibo palestinese

aperikenda

Avete mai provato il cibo palestinese? Sino al 28 febbraio potrete gustare, presso l’Artes Cafè di Bari, l’ “AperiKENDA” . Un aperitivo con humus, falafel, cous cous e creackers alle olive. Il costo dell’aperitivo è di 8 euro di cui 2 euro saranno devoluti all’associazione barese Kenda Onlus. Contribuirete così a sostenere l’ambulatorio che Kenda aperto a Gaza, nella municipalità di Um all Nasser. Io l’ho testato ieri e non era niente male!

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Modugno

Modugno è unica, la riconoscerei ad occhi chiusi, a naso direi: Modugno puzza.

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Il carbone di Piazza Navona

Domani apre i battenti il #mercatino natalizio più importante della capitale. Lo scorso anno, io e Giulia , siamo andate proprio a #piazzanavona a fare qualche domanda e abbiamo realizzato questo video di appena 3 minuti. Se vi piace fateci un piccolo regalo…#condividetelo 😀

In poco più di tre minuti vedremo i volti dei venditori del tradizionale mercatino di Piazza Navona, a Roma, e seguiremo il racconto di una venditrice che ci illustrerà come è cambiato lo spirito dell’iniziativa. Molti dei venditori dietro i banconi, oggi, non sono più artigiani locali ma per lo più immigrati provenienti da India e Bangladesh. Inoltre la maggior parte dei prodotti in vendita (con le dovute eccezioni) si fregiano del marchio “Made in China” piuttosto che del “Made in Italy”.

Riprese: Giulia Zanoletti
Foto: Teresa Manuzzi
Editing: Giulia Zanoletti e Teresa Manuzzi

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In cosa consiste la legge “salva Ilva” e perché riguarda l’Italia intera?

Foto di Luciano Manna


I tarantini attendono con ansia martedì 9 aprile, giornata storicamente importante non solo per la città pugliese, ma per tutta la nostra penisola. In quel giorno infatti la Corte  un’udienza pubblica per discutere la legittimità costituzionale della legge 231 del 24 dicembre: legge passata alla storia come “salva Ilva”

La città di Taranto nel frattempo cerca di far sentire il suo dissenso nei confronti del decreto, voluto con tutte le forze dall’allora presidente del Consiglio, Mario Monti, dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini e del ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera, scendendo in piazza domenica 7 aprile. Chiamare la legge con il nome  “salva Ilva” rischia però di confinare l’effetto del provvedimento solo all’acciaieria dei Riva, tralasciando la valenza nazionale che avrebbe la legge. Infatti, il decreto legge 207/2012, se verrà giudicato costituzionale, sarà applicabile in tutta Italia.

Cosa prevede la legge Salva Ilva? Il decreto rende di fatto inapplicabile, nei riguardi di alcune imprese, una parte del codice di procedura penale, per un periodo di tempo massimo pari a 36 mesi. Nel caso in cui un’azienda fosse colpita da “sequestro cautelare” il D.L. renderebbe vana questa misura, che solitamente è utilizzata proprio per intervenire tempestivamente e difendere i diritti della collettività.

Per esempio. Un’azienda che produce del cibo utilizzando sostanze avariate o nocive per l’organismo umano potrà avvalersi della legge, per continuare indiscriminatamente a produrre e a vendere gli alimenti prodotti. La produzione potrà quindi continuare a produrre cibo malsano anche se i suoi impianti venissero sequestrati dal gip di competenza.

Interesse strategico nazionale. La legge sarà applicabile a tutte quelle aziende definite dal governo “di interesse strategico nazionale”. I criteri per valutare questa denominazione sono aleatori e sono a completa discrezione del governo in carica in quel momento. L’unica indicazione fornita dalla legge è che un’azienda può avvalersi di essere un impianto “di interesse strategico nazionale” se ha almeno 200 dipendenti che lavorano da almeno un anno al suo interno.

Problemi di incostituzionalità. De facto quindi il decreto vìola l’indipendenza della magistratura minando così il principio costituzionale della separazione tra i poteri dello Stato. Questa è però solo la violazione più lampante. Il gip di Taranto, Patrizia Todisco, ha individuato in questo decreto la violazione di ben  17 articoli costituzionali. Per questo motivo ha fatto appello alla Corte Costituzionale.

Un giorno importante per tutta Italia. Il 9 aprile sarà quindi una giornata importante per tutte quelle zone d’Italia costrette a subire le ricadute di un’industrializzazione malata, incapace di generare valore aggiunto a tutto il territorio che ospita gli impianti. Perché se Taranto riuscirà a vincere la sua lotta contro l’Ilva, allora anche altre città potranno seguire il suo esempio e interrompere il silenzio assenso nei confronti di quegli stabilimenti che offrono lavoro a scapito della salute e dell’ambiente.

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“Polvere” il nuovo documentario di Gunpania

Per finanziare le buone idee c’è un metodo e si chiama “crowfunding”. Non fatevi impressionare dal nome altisonante e anglofono, perché si tratta di una sorta di colletta via internet, che si effettua grazie a piattaforme e siti specializzati.

Questo è proprio il metodo che il collettivo Gunpania ha deciso di utilizzare per riuscire a realizzare il documentario “Polvere”, a proposito dell’ Ilva di Taranto.

Il progetto mira a ricostruire la storia di Taranto, città marinara e dalle origini antiche, costretta ad un’industrializzazione forzata. Privilegiare il cemento e le fabbriche sacrificando il diritto alla salute dei tarantini ha purtroppo segnato negativamente il destino di un’intera cittadina dalle tante potenzialità.

Il collettivo Gunpania, nato con l ‘intento di dare voce a chi non ha voce, e capace di documentare quella parte di realtà spesso ignorata dai media tradizionali, vorrebbe quindi raccontare la storia di una città che ha dovuto imparare a combattere per sopravvivere.

Gunpania si occupa da anni di documentare quello che gli organi ufficiali di informazione tendono ad omettere. All’interno di “Polvere” non si parlerà però soltanto dell’Ilva, ma si cercherà anche di mettere a fuoco tutto il panorama industriale tarantino: il cementificio, il termovalorizzatore, la raffineria Eni, senza tralasciare le 4 discariche. Si tratterà quindi di documentare a fondo una città con i suoi borghi, le sue periferie, il suo porto e la sua immensa zona industriale dalla quale non si può prescindere.

Se condividete le idee e le motivazioni dell’iniziativa non vi resta che cliccare su questo link ed effettuare la vostra donazione per la realizzazione del progetto.

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Cartucce contro olive

Nelle campagne pugliesi è cominciata la raccolta delle olive. Un lavoro duro che richiede fatica. Mentre si è impegnati nello stendere i panni, rastrellare gli ulivi e spostare le pesanti cassette, può anche capitare di vedere delle persone armate, con gilet mimetici, passeggiare nella tua campagna.

Soprattutto nei fine settimana i cacciatori, in gruppo o in solitario, passeggiano indisturbati e si dilettano a sparare ai danni dei volatili. I coltivatori si ritrovano quindi a raccogliere le olive tra latrati di cani e scoppiettii di fucili da caccia, una situazione che ricorda quasi la striscia di Gaza. Spesso i colpi sono davvero molto vicini e si è costretti ad urlare per segnalare ai cacciatori che in quel campo ci sono delle persone. Colpi e scoppiettii creano un clima teso e di paura, ci si sente nel mirino, non al sicuro, si teme il peggio per sé e per chi è lì a lavorare nel campo con noi.

Quando poi si ritrova un perfetto sconosciuto che passeggia con un fucile in spalla a poche decine di metri da te il diverbio è inevitabile e la risposta standard è “Spariamo in alto e non ad altezza d’uomo”. Se questo fosse vero non avremmo in Italia 16 morti e 48 feriti a causa della armi da caccia ( dati dell’associazione italiana contro la caccia).  La cosa peggiore è che “il porto d’armi” del fucile da caccia permette di passeggiare sui campi privati che non siano recintati come prevede il Codice Civile.

COSA PREVEDE IL CODICE CIVILE RIGUARDO ALLA CACCIA? 

In Italia infatti l’articolo 842 del Codice Civile permette ai cacciatori di poter cacciare nei campi privati a meno che questi non siano recintati, per tutto il loro perimetro, con reti metalliche o con muri alti almeno un metro e venti. In alternativa, se si vuole inibire il passaggio dei cacciatori, si dovrebbe delimitare il campo con corsi d’acqua perenni il cui letto deve essere fondo almeno 1.50 m e largo non meno di 3 metri.

OLIVE CONTRO CARTUCCE

Così le tensioni tra i cacciatori e i contadini che non hanno recintato il loro campo si inaspriscono e, ad avere la peggio è spesso il secondo. Infatti alla volte, ai diverbi seguono le azioni e le ritorsioni. I coltivatori che osano protestare potrebbero ritrovarsi con dei cavoli o dei bidoni di raccolta dell’acqua distrutti dalle cartucce da caccia.

Cartucce contro olive, fucili contro zappe. Nel 1990 e nel 1997 i referendum promossi per abolire la possibilità per il cacciatore di entrare liberamente nel fondo altrui non hanno raggiunto il quorum. Ci ritroviamo così con una legge di mussoliniana memoria nata per accrescere lo spirito bellico degli italiani.

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La Notte dei Senza Dimora 2013

377419_424225377638087_2074033153_nLe mie impressioni e le mie foto della serata-
La penombra di sabato sera, 20 ottobre, rendeva tutti uguali, non era possibile distinguere al primo sguardo i senza dimora dai volontari, gli organizzatori dai curiosi.

Tutti siamo stati parte di un’unica grande festa sul sagrato della chiesa si Santo Stefano, sotto un unico immenso arcobaleno di stoffa che correva sul pubblico. Il sorriso è fiorito anche sul volto dei più scettici quando i ragazzi di Papa Giovanni XXIII hanno tirato fuori i grandi palloni colorati che hanno cominciato a rimbalzare sulla folla.

Le note e la notte

Chiunque ha cominciato a saltare sulle note di Giù il cappello” , Consorzio Musicanti Pop(olari), di Alessandro “Zanna” Zannetti e della Bar Boon Band. C’è da dire che abbiamo anche avuto un pizzico di fortuna: il tempo è stato clemente, le sferruzzatrici hanno cominciato a lavorare a maglia usufruendo della luce del caldo pomeriggio milanese. Le temperature notturne sono state parecchio al di sopra dello zero, rendendo così meno traumatico il riposo dei tanti che hanno deciso di farci compagnia rimanendo a dormire in piazza. Vi siete fermati davvero in tanti! 100 persone hanno preferito il sagrato della chiesa di S. Stafano al proprio letto.

la notte dei senza dimora 2012 foto teresa manuzziDonazioni in tutti i sensi!

Non possiamo che ringraziare tutti voi che avete partecipato con entusiasmo, chi ha accettato di farsi fotografare con una barba finta, presso il donation point di Retedeldono.it, sostenendo così la campagna “ Sono un barbone anch’io”, chi ha donato cappelli, sciarpe, guanti, coperte e sacchi a pelo. Alla fine della serata lo stand di Insieme nelle Terre di Mezzo Onlus sembrava il magazzino di un negozio di vestiti. La sera stessa abbiamo consegnato una parte del vestiario che ci è stato donato agli stessi senza dimora che ne hanno fatto richiesta. I vestiti che sono avanzati sono andati alla “Croce Rossa Italiana”.

Sopra e sotto al palco

nsd teresa manuzzi arcobalenoTamara Donà e Angelo Pisanihanno dimostrato tanta energia e forza nel condurre una serata “difficile” perché a volte il pubblico interveniva e interrompeva la conduzione per gridare la sua verità, la sua rabbia e la sua storia. Gli interventi di Francesca Castelbarco, Presidentessa della commissione politiche sociali del Consiglio id Zona1, e Pierfrancesco Majorino, Assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute, hanno entrambi sottolineato l’impegno delle istituzioni milanesi nel far fronte allapovertà non come emergenza, ma in maniera continuativa, per tutti i 12 mesi dell’anno. Cercando anche di chiedere l’ausilio dell’associazionismo.

Paolo Pezzana, presidente della Federazione Italiana Organismi Persone Senza Dimora, ha esposto con chiarezza i dati della ricerca 2011 e ha incoronato Milano “capitale italiana della povertà”, visto che è la città italiana che ospita il maggior numero di senza tetto.

Le poesie e l’ironia

nsd manuzzi teresa fotoSul palco, oltre ai presentatori sono saliti anche Walter Leonardi e Luca Solesin, per leggere delle poesie scritte dagli stessi senza dimora, col sottofondo curato dalla Bar Boon Band. Il pubblico ha subito fatto silenzio e la voce degli interpreti ha cominciato a disegnare il mondo e i sentimenti di chi vive per strada. Il testo “Quelli che la vita di strada”, di Maurizio Rotaris della Bar Boon Band, è riuscito a parlare della condizione dei senza dimora senza utilizzare luoghi comuni o banalità, ma con una lucida e tagliente ironia.

Adesso la nostra Notte dei Senza Dimora 2012 è alle spalle, ma per i tanti senza dimora che vivono in Italia le notti da passare all’aperto non sono affatto terminate.

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